Ho in saccoccia dieci giorni di Nihon. Non pesano nemmeno così tanto, certo meno del mio trolley che si riempie ogni giorno di regali e souvenir. Il peggio è quando salgo sul treno e devo issarlo fin lassù dove stanno tutte le valige. Talvolta nemmeno ce la faccio. Barcollo e per poco non finisce in testa a qualche minuta vecchietta giapponese. Gomenasai.
Dieci giorni di Nihon e non è che abbia visto poi molto. Li ho passati quasi tutti in campagna, dormendo sui futon e facendo colazione con zuppa di miso, riso bianco e natto (dei fagioli fermentati che la Lonely Planet definisce infamous). Roba buona. Anyway, mi pare tempo di rendicontare qualche esperienza occorsami fin qui. Andiamo per tappe.
Tsukuba e le zone circostanti (nord di Tokyo):
1)i flyer con le donnine nude per comprare i canali erotici alla tv dell'hotel e le bacchette a forma di spada laser al centro commerciale (quella verde di yoda vince su tutte);
2)un tizio che mi ha cucinato davanti agli occhi un okonomiyaki (sorta di frittata) grande quanto un trentatre giri con dentro, tra le altre cose, anche degli spaghetti. Ho delle foto che provano tutto ciò;
3)un Buddha alto tipo 100 metri che mi hanno spacciato per la più statua alta del mondo. Controllando su internet è venuto fuori che è solo la seconda più alta. La Statua della Libertà gli arriva al cavallo comunque.
The trip:
il giorno del mio compleanno devo andare col mio amico Taka a Mie, 500 chilometri a sud-ovest di Tsukuba. Road trip, partenza prevista per le 6 del mattino. Alle 2 bussano alla porta di camera mia. E' il mio amico: bisogna partire ora per evitare il traffico di Tokyo. Lo evitiamo con maestria. Poi al mio amico viene un colpo di sonno, dobbiamo fermarci. Dorme cinque ore filate nel parcheggio di un McDonald's mentre io sfrego le mani sull'accendisigari per dimenticarmi che ci sono 5 gradi e la mia giacca più pesante è spessa quanto un'alga nori. Ripartiamo e il navigatore segna il tempo rimanente: 12 ore. Chiedo come sia possibile tutto ciò. Mi risponde che se non si prende l'express way (troppo costosa) quello è il tempo che ci vuole per fare 500 chilometri. Presente viale Zara? Toglietegli due corsie e avete un'idea delle statali giapponesi. Siamo arrivati alle 10 di sera, sulle spalle un acquazzone, strade montuose, diversi caffé e té in lattina, una pausa pranzo a base di ramen e numerosi tentativi di espletare le mie funzioni biologiche. Tutti falliti. Ma almeno l'asse del cesso era sempre riscaldata.
Ever since:
1)ho scoperto che le carpe koi vengono in vari colori, tutti straordinariamente vividi. Direi che il mio prossimo tatuaggio ha già un design, gli manca solo un disegnatore;
2)wagashi, i dolci giapponesi. Non so voi, ma sapere che un dolce contiene riso e fagioli, e che è pure delizioso mi manda giù di testa. Ne mangio in tale quantità che sto cominciando a riconoscere i kanji quando li vedo scritti sulle etichette. Temo il diabete. Gente, i dolci giapponesi sono la retta via;
3)m'hanno portato a un corso di calligrafia e in due ore ho prodotto quello che un bambino di seconda elementare probabilmente giudicherebbe un colpo di daga alla propria carriera scolastica. Imbarazzante;
4)nota per tutti quelli che vogliono diventare dei ninja: preparatevi a indossare gilet che pesano più di vostra cugina, a dormire sempre sul fianco sinistro per proteggere il cuore da eventuali attacchi notturni e a mangiare cibo che non produca odore quando lo ridistribuite sulla madre terra. Oh, e un paio di porte girevoli nascoste per la casa son doverose;
5)nota per me: sfidare un nonno nippo a chi beve più sake non è mai una buona idea. Nemmeno se è lui che offre il sake,
Tre serate fantastiche:
1)la sessione di sake col vecchio di cui parlavo prima. Come aperitivo. Poi, cucinando della pasta per la famiglia di Taka, mi rimuovo mezza unghia e parte di indice mentre affetto la cipolla. Fermo l'emorragia e porto a termine l'impresa. Vengono invitati anche parenti e amici per la grande occasione. Tutti mi portano regali. Tutti mi dicono che la pasta è sugoi (deliziosa). A mezzanotte karaoke a cantare Barbie Girl, Avril Lavigne e Volare di Modugno;
2)la famiglia di Taka mi cucina una cena a sei portate, tutte contemporaneamente sulla tavola. Le stermino con ingordigia. Parte una seconda sessione col vecchio. Si uniscono nipoti, cugine, avventori a caso. Ingolliamo sake, umeshu (vino di prugna), soju (liquore di patata?). Ci sono snack di ogni sorta sul tavolo, metà dei quali sono fuori dalla mia comprensione. Finiamo a farci foto facendo il gesto della pace, rossi in faccia;
3)io e Taka ce ne andiamo a Osaka per far serata. Dopo la cena entriamo in un'izakaya, vedo piattini e bacchette. Non eravamo venuti qui per bere? Sì però i giapponesi amano buttarci un sacco di cibo su quell'alcol. Sostanzialmente è un'altra cena. Chiudiamo verso le 3 con sake caldo e ume ochazuke (riso immerso in tè verde bollente con alghe e prugna acida).
Volevo infine segnalare che il Giappone mi sta piacendo.
22 marzo 2010
9 marzo 2010
It's my job to keep punk rock elite
8 = gli aerei che ho preso in quest'ultimo mese.
570 = gli euro che ho speso da quando sono atterrato a Singapore a quando ho preso l'aereo per Sydney.
162mila = le rupie che ho speso mediamente in un giorno d'Indonesia.
13 = l'equivalente in euro.
13 = i nuovi frutti che ho assaggiato (tra cui il re dei frutti: il durian).
3 = le ragazze che mi hanno chiesto se aveva Facebook.
2 = i tipi che mi hanno chiesto se ero single.
10+ = le volte che ho liquidato una tipa che voleva vendermi un massaggio.
100+ = le volte che ho liquidato una tipa che voleva vendermi una sarong.
1000+ = le volte che ho liquidato un tipo che voleva vendermi una corsa a cavallo, sul calesse, sul becak, in motorino, ojek, taxi o minibus.
6 = i bicchieri di vino di riso che posso reggere in una serata.
1 = il libro che ho scritto.
570 = gli euro che ho speso da quando sono atterrato a Singapore a quando ho preso l'aereo per Sydney.
162mila = le rupie che ho speso mediamente in un giorno d'Indonesia.
13 = l'equivalente in euro.
13 = i nuovi frutti che ho assaggiato (tra cui il re dei frutti: il durian).
3 = le ragazze che mi hanno chiesto se aveva Facebook.
2 = i tipi che mi hanno chiesto se ero single.
10+ = le volte che ho liquidato una tipa che voleva vendermi un massaggio.
100+ = le volte che ho liquidato una tipa che voleva vendermi una sarong.
1000+ = le volte che ho liquidato un tipo che voleva vendermi una corsa a cavallo, sul calesse, sul becak, in motorino, ojek, taxi o minibus.
6 = i bicchieri di vino di riso che posso reggere in una serata.
1 = il libro che ho scritto.
28 febbraio 2010
Ray Lew
Arrivi a Bali e non capisci cos'e'. Non e' Indonesia: troppo colorata la frutta, troppo bianca la pelle della gente. Non e' il villaggio turistico che cerca di essere. E basta mettere il naso fuori dalle quattro strade centrali per rendersene conto. Il puzzo di fogna e spazzatura arriva presto e non c'e' spezia che lo possa coprire. D'altronde se hai i consumi di un paese occidentale e un sistema di smaltimento rifiuti basato su vanghe e ceste di vimini il conto prima o poi lo devi pagare. E quasi sempre lo paghi nelle zone periferiche, dove gia' non e' che ti avessero servito un menu d'eccezione.
Eppure basta uscire un secondo dal circuito turistico e perdersi col motorino nella campagna a ovest dell'isola che i bambini ancora si stupiscono dei tuoi occhi azzurri e le ragazzine scappano imbarazzate e ghignanti appena dopo aver trovato il coraggio di salutarti.
Hello, hello, che candore, che armonia. Ora pero' magari ditemi come si esce da sto ammasso di sentieri, devo andare a Sanur. Sempre dritto. Due minuti e sono di nuovo fermo a chiedere indicazioni. Sanur? Sempre dritto, nell'altro senso. Tempo di fermarsi in un warung e ricaricare le pile. Forse li' sanno qualcosa di piu' su questa fantomatica Sanur. Chiedo. Conciliabolo tra cuochi, camerieri, buontemponi che passano li' le giornate e astanti dell'ultima ora. Chiamano un tizio direttamente dalla cucina, l'eletto. Lui mi spieghera' come arrivare a Sanur. Prende una pagina bianca dal menu e ci disegna sopra una mappa. Fa per darmela ma d'improvviso il suo autore gli disegna del terrore sul viso. Gira la pagina e ci trova i piatti del suo menu, l'unico di tutto il ristorante. Sorry, mister. Fa niente, buddy, si vede che Sanur non era destino.
Un po' rimpiango i primi giorni di Bali quando andavo in giro in bici. La pace, le risaie, il mio sudore sulla camicia a perta a mostrare del gran pelo occidentale. Poi ripenso a quelle quattro ore di salita per tornare a Ubud che ogni venditore di succhi di frutta sul ciglio della strada mi pareva il rifornimento al Tour. I bambini su bici piu' grandi di loro mi superavano senza pieta' e se la ghignavano. Quello con la maglia di Bobo Vieri per poco non mi dava il colpo di grazia. Ma arrivai.
No, meglio il motorino. Meglio fermarsi al baracchino che vende Bakso, zuppa di carne, per sapere se la si puo' avere senza la carne. Meglio rendersi conto che il tizio che te la sta vendendo non capisce nulla di quello che gli dici e vederlo chiamare un altro tizio per spiegarsi e scoprire che quell'altro tizio e' un poliziotto perche' sia tu che il baracchino ambulante della bakso vi siete fermati nella stazione di polizia. Che poi il poliziotto, dapprima esitante, e' anche un brav'uomo. Si scioglie dopo qualche minuto e lo scopri battutista da varieta' di prima serata sy canale5. Fa il burlone, e tu ancora non hai capito nulla di sta benedetta bakso. Alche' esasperato alzi il coperchio sulla pentola del baracchino e ci vedi del tofu. Tahu?
I due si guardano. Tahu, tahu, yes, mister, yes. Canticchiano sto motivetto, si baloccano, mentre tu ti godi la tua zuppa di noodle e tofu seduto sul marcipaiede.
In postilla:
- noleggio motorino = 50mila rupie.
- benza = 10mila rupie.
- bakso tahu o comunque si chiami cio' che ho mangiato = 3mila rupie.
- il sorriso del tipo che te l'ha venduta quando gli hai detto che era enak (deliziosa) = citofonate Mastercard.
Eppure basta uscire un secondo dal circuito turistico e perdersi col motorino nella campagna a ovest dell'isola che i bambini ancora si stupiscono dei tuoi occhi azzurri e le ragazzine scappano imbarazzate e ghignanti appena dopo aver trovato il coraggio di salutarti.
Hello, hello, che candore, che armonia. Ora pero' magari ditemi come si esce da sto ammasso di sentieri, devo andare a Sanur. Sempre dritto. Due minuti e sono di nuovo fermo a chiedere indicazioni. Sanur? Sempre dritto, nell'altro senso. Tempo di fermarsi in un warung e ricaricare le pile. Forse li' sanno qualcosa di piu' su questa fantomatica Sanur. Chiedo. Conciliabolo tra cuochi, camerieri, buontemponi che passano li' le giornate e astanti dell'ultima ora. Chiamano un tizio direttamente dalla cucina, l'eletto. Lui mi spieghera' come arrivare a Sanur. Prende una pagina bianca dal menu e ci disegna sopra una mappa. Fa per darmela ma d'improvviso il suo autore gli disegna del terrore sul viso. Gira la pagina e ci trova i piatti del suo menu, l'unico di tutto il ristorante. Sorry, mister. Fa niente, buddy, si vede che Sanur non era destino.
Un po' rimpiango i primi giorni di Bali quando andavo in giro in bici. La pace, le risaie, il mio sudore sulla camicia a perta a mostrare del gran pelo occidentale. Poi ripenso a quelle quattro ore di salita per tornare a Ubud che ogni venditore di succhi di frutta sul ciglio della strada mi pareva il rifornimento al Tour. I bambini su bici piu' grandi di loro mi superavano senza pieta' e se la ghignavano. Quello con la maglia di Bobo Vieri per poco non mi dava il colpo di grazia. Ma arrivai.
No, meglio il motorino. Meglio fermarsi al baracchino che vende Bakso, zuppa di carne, per sapere se la si puo' avere senza la carne. Meglio rendersi conto che il tizio che te la sta vendendo non capisce nulla di quello che gli dici e vederlo chiamare un altro tizio per spiegarsi e scoprire che quell'altro tizio e' un poliziotto perche' sia tu che il baracchino ambulante della bakso vi siete fermati nella stazione di polizia. Che poi il poliziotto, dapprima esitante, e' anche un brav'uomo. Si scioglie dopo qualche minuto e lo scopri battutista da varieta' di prima serata sy canale5. Fa il burlone, e tu ancora non hai capito nulla di sta benedetta bakso. Alche' esasperato alzi il coperchio sulla pentola del baracchino e ci vedi del tofu. Tahu?
I due si guardano. Tahu, tahu, yes, mister, yes. Canticchiano sto motivetto, si baloccano, mentre tu ti godi la tua zuppa di noodle e tofu seduto sul marcipaiede.
In postilla:
- noleggio motorino = 50mila rupie.
- benza = 10mila rupie.
- bakso tahu o comunque si chiami cio' che ho mangiato = 3mila rupie.
- il sorriso del tipo che te l'ha venduta quando gli hai detto che era enak (deliziosa) = citofonate Mastercard.
16 febbraio 2010
Bromo
Sono in una stanza nel centro di Jakarta e vorrei chiamarla una topaia. Sono seduto sul pavimento e guardo le lenzuola. Scrivo che non riesco a dormire perche' gli insetti non me lo permettono. Li tengo lontani col ventilatore, ma il caldo e' opprimente e allora tengo il ventilatore per me e che gli insetti vengano pure. Intanto scrivo, magari il rumore della penna sulla carta li spaventa.
Sono su un treno, sette ore di treno che diventano otto. Fuori dal finestrin risaie e foresta pluviale. Le montagne sono coperte dalla nebbia. Piove sempre nel febbraio indonesiano. Continuo a scrivere perche' Jogyakarta si merita un sacco d'inchiostro. Ogni mattina alle 4 il muezzin comincia a cantare. Non mi da fastidio il volume e nemmeno l'ora, ma Allah avrebbe potuto dare un paio di toni in piu' a quella voce tanto sgraziata. Vorrei incontrarlo per strada quel tipo che canta. In fondo conosco la sua voce quasi meglio della mia in questi ultimi giorni. Gli direi: amico sei un gran musulmano ma, diamine, fai cantare qualcun altro.
Sono in una stanza con due letti rosa e penso a Dumbo. Giammai un elefante volar. In Indonesia pero' un tour in cui si vedono elefanti volare potrebbero provare a vendertelo. 60mila rupie. Troppo? Ok, facciamo 20mila. Mille. Venduto.
Sono nella mia stanza, scrivo. Il cesso non ha lo sciacquone. Riempio il secchio e butto l'acqua nel vaso. C'e' da sperare che non mi vengano mai gli stronzi duri, altrimenti hai un bel provare a mandarli via a secchiate.
Scrivo tanto, e quasi solo boiate. I fatti li lascio a chi non ha idee, di solito. Sento una chitarra, scendo nel vicolo. Ragazzi indonesiani accovacciati in un angolo suonano e bevono vino di riso. Me ne offrono. Where are you from? Italy. Football. Ac Milan o Inter Milan? Mi fingo esperto. Funziona solo perche' l'ultima partita che hanno visto dev'essere tpo di Francia '98.
Per giorni sento il motivetto usato in Giappone come campanella scolastica. Che sara' mai? Un portatile nella stanza accanto forse. Non me lo spiego. Poi vado in stazione qua vicino. Eccola di nuovo, e comprendo. Il capostazione la usa prima di dare ogni avviso. E a me sembra di tornare dentro Touch.
Vorrei dormire, ma scrivo. Non riesco a smettere. Mi sono alzato alle 4 per cogliere l'alba a Borobudur. C'era tanta di quella nebbia che il sole non si sapeva nemmeno da che parte stesse. Io continuavo a salire verso la cima del tempio e i vari livelli apparivano da dietro la nebbia. Prima erano nulla, poi li toccavi. Venti metri piu in basso la foresta ed io li' a cercare una frase per descriverlo sul mio quaderno, incapace di fare altro. E cosciente che non ci sono frasi o parole o niente che possa descriverlo.
Ho fame, metto via la penna e scendo in strada. Liquido i tizi che mi vogliono vendere la corsa. Cammino. Ma sei bianco, ricco, coi piedi di cristallo. Fa niente, cammino. Baracchini vendono cose di cui al 90% non conosco il nome. Che fare? Banane. Tutti le chiamano cosi', ovunque. Guardo la vecchina senza denti. Banana! Nulla. Prendo il casco in mano. Ah, pisang, pisang. Le voglio, voglio ste pisang, quanto? Diecimila rupie tutto il casco. Non me ne faccio niente di 15 banane. Mimo il gesto di spezzarlo in due. Lei si dispera e sembra dire: se strappi a meta' una banconota dopo i due pezzi non valgono la meta' dei quattrini. La guardo, mi guarda, la gente attorno a noi ci guarda. La vecchia tira fuori la mano e fa segno cinque. Stasera per cena banane, e un frasario di Bahasa Indonesia.
Sono su un treno, sette ore di treno che diventano otto. Fuori dal finestrin risaie e foresta pluviale. Le montagne sono coperte dalla nebbia. Piove sempre nel febbraio indonesiano. Continuo a scrivere perche' Jogyakarta si merita un sacco d'inchiostro. Ogni mattina alle 4 il muezzin comincia a cantare. Non mi da fastidio il volume e nemmeno l'ora, ma Allah avrebbe potuto dare un paio di toni in piu' a quella voce tanto sgraziata. Vorrei incontrarlo per strada quel tipo che canta. In fondo conosco la sua voce quasi meglio della mia in questi ultimi giorni. Gli direi: amico sei un gran musulmano ma, diamine, fai cantare qualcun altro.
Sono in una stanza con due letti rosa e penso a Dumbo. Giammai un elefante volar. In Indonesia pero' un tour in cui si vedono elefanti volare potrebbero provare a vendertelo. 60mila rupie. Troppo? Ok, facciamo 20mila. Mille. Venduto.
Sono nella mia stanza, scrivo. Il cesso non ha lo sciacquone. Riempio il secchio e butto l'acqua nel vaso. C'e' da sperare che non mi vengano mai gli stronzi duri, altrimenti hai un bel provare a mandarli via a secchiate.
Scrivo tanto, e quasi solo boiate. I fatti li lascio a chi non ha idee, di solito. Sento una chitarra, scendo nel vicolo. Ragazzi indonesiani accovacciati in un angolo suonano e bevono vino di riso. Me ne offrono. Where are you from? Italy. Football. Ac Milan o Inter Milan? Mi fingo esperto. Funziona solo perche' l'ultima partita che hanno visto dev'essere tpo di Francia '98.
Per giorni sento il motivetto usato in Giappone come campanella scolastica. Che sara' mai? Un portatile nella stanza accanto forse. Non me lo spiego. Poi vado in stazione qua vicino. Eccola di nuovo, e comprendo. Il capostazione la usa prima di dare ogni avviso. E a me sembra di tornare dentro Touch.
Vorrei dormire, ma scrivo. Non riesco a smettere. Mi sono alzato alle 4 per cogliere l'alba a Borobudur. C'era tanta di quella nebbia che il sole non si sapeva nemmeno da che parte stesse. Io continuavo a salire verso la cima del tempio e i vari livelli apparivano da dietro la nebbia. Prima erano nulla, poi li toccavi. Venti metri piu in basso la foresta ed io li' a cercare una frase per descriverlo sul mio quaderno, incapace di fare altro. E cosciente che non ci sono frasi o parole o niente che possa descriverlo.
Ho fame, metto via la penna e scendo in strada. Liquido i tizi che mi vogliono vendere la corsa. Cammino. Ma sei bianco, ricco, coi piedi di cristallo. Fa niente, cammino. Baracchini vendono cose di cui al 90% non conosco il nome. Che fare? Banane. Tutti le chiamano cosi', ovunque. Guardo la vecchina senza denti. Banana! Nulla. Prendo il casco in mano. Ah, pisang, pisang. Le voglio, voglio ste pisang, quanto? Diecimila rupie tutto il casco. Non me ne faccio niente di 15 banane. Mimo il gesto di spezzarlo in due. Lei si dispera e sembra dire: se strappi a meta' una banconota dopo i due pezzi non valgono la meta' dei quattrini. La guardo, mi guarda, la gente attorno a noi ci guarda. La vecchia tira fuori la mano e fa segno cinque. Stasera per cena banane, e un frasario di Bahasa Indonesia.
10 febbraio 2010
E poi c'era Amedeo
Sindapore mon amour:
- il Changi Airport dove ti danno le caramelline mentre controllano il passaporto e ci sono postazioni internet 5 metri prima del gate. Gratis;
- i cinesi, tanto pragmatici sul lavoro quanto pacchini e senza misura nei festeggiamenti;
- gli indiani, tanto scazzati sul lavoro quanto scazzati fuori (momenti non sempre facilmente distinguibili);
- il dragon fruit e le banane rosse;
- i miei piedi nudi sul pavimento dei templi hindu;
- i biglietti plastificati della metro, che per averli devi lasciare il deposito come coi carrelli dell'esselunga;
- gli stand di chinatown dove ti offrono croccanti, mochi, gelatine e frutta secca per il capodanno;
- un mezzo delfino e mezzo leone che sputa acqua davanti allo skyline;
- Auntie Aini che mi regala le sue tortine di arachidi perche' lei ha il colesterolo troppo alto.
Kuala mon amour:
- lo shuttle bus per l'aerioporto che arranca sui cavalcavia neanche fosse l'ivan quaranta di inizio stagione;
- andare alle petronas towers e scoprire che non puoi salire fino in cima e che a kuala c'e' un'altra torre di tipo 450 metri che invece puoi scalare interamente;
- salirci comunque perche' tanto e' gratis;
- il tizio che incrociandiomi per strada improvvisamente comincia a respirare male, estrae un ventolin vuotodalla tasca e mi chiede i soldi per comprarne uno nuovo;
- il bollitore dell'acqua con la modalita' boiling per il te' e quella warm (40celsius) per bere;
- lo star fruit che sa di mela verde e pompelmo;
- il tofu in pastella e il peperone ripieno di soia del blue boy vegetarian restaurant. E scoprire poi che e' un peperoncino. Che brucia come fare i gargarismi con la grappa.
- il Changi Airport dove ti danno le caramelline mentre controllano il passaporto e ci sono postazioni internet 5 metri prima del gate. Gratis;
- i cinesi, tanto pragmatici sul lavoro quanto pacchini e senza misura nei festeggiamenti;
- gli indiani, tanto scazzati sul lavoro quanto scazzati fuori (momenti non sempre facilmente distinguibili);
- il dragon fruit e le banane rosse;
- i miei piedi nudi sul pavimento dei templi hindu;
- i biglietti plastificati della metro, che per averli devi lasciare il deposito come coi carrelli dell'esselunga;
- gli stand di chinatown dove ti offrono croccanti, mochi, gelatine e frutta secca per il capodanno;
- un mezzo delfino e mezzo leone che sputa acqua davanti allo skyline;
- Auntie Aini che mi regala le sue tortine di arachidi perche' lei ha il colesterolo troppo alto.
Kuala mon amour:
- lo shuttle bus per l'aerioporto che arranca sui cavalcavia neanche fosse l'ivan quaranta di inizio stagione;
- andare alle petronas towers e scoprire che non puoi salire fino in cima e che a kuala c'e' un'altra torre di tipo 450 metri che invece puoi scalare interamente;
- salirci comunque perche' tanto e' gratis;
- il tizio che incrociandiomi per strada improvvisamente comincia a respirare male, estrae un ventolin vuotodalla tasca e mi chiede i soldi per comprarne uno nuovo;
- il bollitore dell'acqua con la modalita' boiling per il te' e quella warm (40celsius) per bere;
- lo star fruit che sa di mela verde e pompelmo;
- il tofu in pastella e il peperone ripieno di soia del blue boy vegetarian restaurant. E scoprire poi che e' un peperoncino. Che brucia come fare i gargarismi con la grappa.
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